sabato 14 gennaio 2017

Ancora di me


Il rapporto con mia mamma è complesso da anni, da quando ha iniziato a esserci un prima e un dopo, più meno quando frequentavo l'ultimo anno di liceo.
È stato terribile per me, come trovarsi in mare aperto nel mezzo di una gigantesca tempesta su un guscio di noce e senza avere la benché minima nozione di come si governi una barca, figuriamoci una bagnarola. Ci sono voluti un aiuto esterno ed espertissimo, momenti di disperazione assoluta in cui avrei voluto gettare la spugna, un enorme lavoro su di me e tanta, tanta fatica per fronteggiare il fortunale, tirare fuori la barca al meglio e rimetterla in assetto consentendole di navigare a vista, ma con una certa sicurezza.
Ancora oggi, pur avendo capito i perché e i per come, pur avendo sciolto dei nodi, continuo, forse perché mi sarei aspettata che certe soluzioni fossero trovate a tempo opportuno da altri, a sentire emozioni contrastanti: amore, affetto, dispiacere, pena, disillusione, rabbia, solitudine, impotenza, dolore, insofferenza, chiusura, pudore...
Da allora il lavoro su di me non è mai finito, a volte più fitto, altre più blando.
E col passare degli anni ho messo in fila tante cose, riuscendo a vederle in una diversa prospettiva, forse quella giusta, che in medias res non riuscivo a scorgere.
E ho capito.
E ho deciso.
Di guardarmi costantemente dentro, di leggermi, capirmi, prendermi cura della mia persona.
Per me stessa, naturalmente.
E per mio figlio.
Perché voglio che diventi un uomo sentendosi importante, considerato, ascoltato, protetto, contenuto, sostenuto, responsabilizzato via via.
Perché voglio che diventi uomo continuando a sentirsi figlio.

Non ho mai parlato di questi argomenti qui, nel blog e neanche sui social perché, come è facile intuire, sono cose che non riguardano solo me, ma anche altre persone.
Però ci sono dei momenti nella vita nei quali è importante e vitale parlare a voce alta, dire le cose, confrontarsi.
E questo sicuramente lo è.

giovedì 22 dicembre 2016

Buon Natale a me

Credo di aver sempre avuto un debole per mio padre. Una cosa istintiva, di pelle, di affinità caratteriale e poi forse, da un certo punto della mia vita in poi, per la consapevolezza del suo handicap e di come, nonostante esso, lui sia riuscito ad affrontare e vivere la sua vita.
Vedermelo a terra, accanto, in un attimo è stato uno shock. Perché ho sentito che si era fatto qualcosa di serio, a differenza di altre volte.
Eravamo appena scesi dalla sua auto al Centro Commerciale I Gigli, camminavamo accanto, chiacchierando. In altre circostanze, con fondo bagnato o sconnesso o coperto di ghiaino, presto sempre molta attenzione, gli do il braccio, ma lì, sull'asfalto, non avevo nessun sentore di pericolo e invece...
Intendiamoci, anche se fossimo stati a braccetto, non avrei in alcun modo potuto fermare la sua caduta, ma ci sono rimasta malissimo.
Nei primi momenti, con lui a terra accanto a me, mi sono fatta prendere dal panico tanto che non riuscivo neanche a chiamare il 118 col mio cellulare; per fortuna qualcuno dei presenti lo ha fatto per me ed è entrato ad avvisare nel centro commerciale. Sono arrivati su uno scooter due addetti alla sicurezza de I Gigli che secondo la loro procedura hanno ricontattato il 118 e si sono presi cura di mio padre facendolo sedere bene, sorreggendogli la schiena e chiedendogli se avesse freddo o sete, fino all'arrivo dell'ambulanza.
Passato lo shock, la mia testa ha iniziato a eleborare soluzioni: per prima cosa ho chiamato mio fratello che lavora in zona, poi ho iniziato a pensare chi sarebbe andato con lui in ospedale, come fare con la macchina con la quale eravamo venuti e che io non sapevo guidare, se e come avvertire mia madre, rimasta sola a casa e ho spedito mio figlio a prendere almeno dell'acqua.
Lo shock di quel giorno è ovviamente passato ma io ho perso l'equilibrio e sono andata a cercarlo per giorni, settimane, in una ridda di emozioni e sentimenti opposti, contrasti, altalenanti. Da allora, era il 31 di ottobre, a oggi mi sono sentita impaurita, preoccupata, persa, triste, volitiva, speranzosa, stanca, depressa, cattiva come madre, come figlia, come moglie, egoista, incompresa, arrabbiata, sola, sostenuta, compresa, amata, incoraggiata.
Una cosa però più di ogni altra mi ha tolto il sonno: sentirmi presa tra due fuochi, tirata in direzione opposta dalle persone più care che hai e consapevole di finire per scontentare comunque qualcuno, qualsiasi decisione io prendessi.
È stato orribile perché ho pensato che di me non importasse a nessuno.
Forse è stato il punto più basso perché non trovavo soluzioni, ma ci ha pensato il mio spirito di sopravvivenza che mi ha imposto un sano egoismo.
E un aiuto molto, molto grande me lo hanno fornito, con il loro amore, la comprensione, la dolcezza e la pazienza, mio fratello che nella circostanza è stato molto più adulto e centrato e razionale e maturo di me, e altre due persone alle quali tengo moltissimo, forse anche più di quanto loro possano credere.

Dopo l'incidente sono rimasta 10 giorni a Firenze, mio marito e mio figlio sono tornati ovviamente a casa. In quei giorni ho fatto cose molto positive delle quali vado molto fiera:

Mi sono presa cura di mia madre e della casa.
Ho vissuto in maniera piuttosto equilibrata il primo vero distacco da mio figlio. E credetemi se vi dico che non era una cosa affatto scontata perché io e lui siamo sempre, sempre stati insieme. Senza considerare poi che si era in piena crisi sismica, con scosse consistenti spesso nettamente avvertite anche a casa nostra.
Ho imparato in mezz'ora a guidare, nel traffico cittadino, una macchina col cambio automatico, di dimensioni considerevoli rispetto alla mia e sostanzialmente tutta computerizzata. Senza andare nel pallone. Grazie Fratello!
Ho trascorso molte ore in ospedale dove di solito, dopo una manciata di minuti, iniziavo a sentirmi debole fino a sfiorare lo svenimento. Che testa bacata.
Ho parlato coi medici di mio padre, più volte, rimanendo imperturbabile, atarassica e in posizione eretta mentre mi spiegavano dettagliatamente come avrebbero inserito chiodo e viti nella tibia fratturata durante l'intervento.
Sono stata vicino al babbo durante il risveglio dall'anestesia senza agitarmi neanche un po' contro ogni mia aspettativa.
Ho continuato a prendermi cura di me mantenendo per quanto possibile in essere i miei momenti "coccola".
Ho cercato di essere sincera con tutti, di parlare chiaramente, senza lasciare niente in sospeso e soprattutto cercando di comunicare come realmente mi sentivo.

Nonostante tutto l'ansia a volte viene a trovarmi.
Gli faccio l'occhiolino.
Ti conosco mascherina. Non ti scaccio, sarebbe inutile, ma ti prendo le misure.
E mi dico Buon Natale.
Perché ne ho bisogno.
E buon Natale alle persone che mi amano davvero.
E ce ne sono.


P.S. Un ringraziamento speciale a mia suocera per essersi presa cura di Lorenzo nelle ore di pranzo e post scuola mentre io ero via.
E per avermi insegnato che non bisogna perdersi d'animo perché a TUTTO c'è una soluzione, tranne che a una cosa.

venerdì 2 dicembre 2016

L'uomo che amo

Lo aspettavo al solito posto, un po' defilata per non infilarmi nel carosello delle auto all'uscita, in mano un cioccolatino.
Ogni tanto lo faccio, lo vengo a prendere per risparmiargli quell'ora a strasciconi sull'autobus. 
È una specie di premio, di ricompensa.
Sa che lo aspetto qui, che sono impaziente e felice di vederlo.
Oggi, mentre mi rigiravo fra le dita quel cioccolatino, ho sentito salire su un'onda possente, d'amore, che mi ha riempito la pancia, fatto sfarfallare il cuore e lo stomaco, su fino alla gola, a pungere gli occhi, a travolgermi di felicità.
E ho pensato, cavolo quanto lo amo.
E poi che l'ho sempre desiderato.
Essere mamma intendo, fin da poco più che bambina, dall'inizio delle medie. 
Forse fu la combinazione fra l'arrivo del ciclo mestruale e una bambola regalatami allora, in tutto e per tutto simile a un neonato, che ho tenuto fra le braccia per tanto tempo...sta di fatto che io da allora ho sempre voluto essere mamma, mi vedevo nel futuro come mamma, non pensavo medico, archeologa, avvocatessa, commessa, barista, infermiera, no, pensavo solo MAMMA.
E nella mia fantasia era un maschietto.
E l'ho avuto.
Desiderato.
Goduto.
Spupazzato.
Amato.
Sudato.
Privo di sonno.
Con vivacità, energia e curiosità da vendere.
È stato come  immaginavo.
Forse anche di più.
E anche ora che è adolescente, queste ondate d'amore continuano a sommergermi.
Sempre forti. Forse anche più frequenti.
Amo stare con lui, amo quello che sta diventando, come sta evolvendo il nostro rapporto.
Parliamo, usciamo, ci raccontiamo cose, importanti, sciocche, senza senso, ridiamo.
A volte bisticciamo, sì proprio così.
E ci immusoniamo.
So come è lui e lui ormai sa come sono io.
I miei difetti, i lati deboli, le paure. Che io non ho mai nascosto.
E non sono più solo io a dare amore, conforto, baci, abbracci, carezze.
Lo facciamo a turno.
Quando uno dei due ha bisogno.
E non dobbiamo neanche chiederlo.
Spero continui così.
Perché è l'uomo che amo.
Quello che mi avrà per tutta la vita.

P.S.mandatemi la parcella del dentista per la rimozione di quella carie! Ma più  invecchio, più penso che le cose vadano dette. Anche pubblicamente.
Se non altro sapete chi avetedi fronte. 



martedì 29 novembre 2016

Qualcosa è cambiato

Ho perso l'equilibrio e ne sto cercando uno nuovo.
Credo di poter riassumere così.
Il tutto è iniziato quella notte di fine estate quando qualcosa mi ha svegliato e ci ho messo abbastanza a capire che il letto stava tremando sotto il mio corpo e con lui tutto il resto della casa.
Quella violenta scossa di terremoto, così come le successive, non ci ha arrecato danni materiali ma ha come aperto in me una piccolissima crepa.
Davvero, non so come sia successo, ma da quel momento le carte si sono rimescolate...la fine dell'estate, la ripresa della scuola, le ansie per i miei genitori, il contatto con persone nuove che mi hanno fatto vedere cose e lati di me che mi erano sfuggiti, ma esistevano per davvero...
Poi mio padre è caduto, è stato operato, è andato tutto bene, è tornato a casa.
Ma io sono in grande, grandissima difficoltà.
Perché sono lontana.
Perché non posso esserci quando vorrei esserci. O dovrei esserci.
Perché, volente o nolente, la mia vita è qui.
Perché ho una famiglia, piccola ma che richiede attenzioni.
Perché ho un figlio adolescente, che può benissimo cavarsela da solo, ma dal quale mi pesa enormemente stare lontana e che ha certamente sentito quei 10 giorni di separazione, perché gliel'ho letto negli occhi, ma non me lo dirà per non caricarmi di un peso.
Perché la maggior parte delle cose spicce in casa mia le organizzo, le pianifico e le sbrigo io e in mia assenza è piuttosto complicato anche solo, per esempio, accompagnare Lorenzo in piscina.
Perché vivo in uno stato di tensione continua.
Perché mi sento una cattiva, cattivissima figlia.
Perché mi trovo presa fra due affetti ugualmente grandi e importanti e vitali che mi reclamano. 
Sono come fra due fuochi. E i fuochi bruciano.
Perché so che scontenterò qualcuno, che rischierò qualcosa, da una parte o dall'altra.
E intanto la terra continua a tremare. E quella crepa si allarga.
Ma cerco e voglio vederla così...


Intanto vorrei ringraziare le persone speciali e a me tanto care, loro sanno chi sono, che mi stanno pazientemente e amorevolmente ascoltando, supportando e, per fortuna, SOPPORTANDO.

mercoledì 26 ottobre 2016

Il fascino e lo spleen

Ho un amore odio per l'autunno: mi attrae per i colori, l'idea del cambiamento, del chiudersi di un ciclo, per l'arrivo di nuova frutta e verdura da mettere in tavola, per la possibilità di gustare piatti più adatti alla stagione; ma lo detesto per le giornate grigie, piene di foschia, se non addirittura di nebbia, che mi mettono il magone, una sottile malinconia e, a volte, un filino di ansia.
Come stamani. 
Probabilmente l'autunno non ha nessuna colpa e sono io che ho un po' di cose per la testa che mi fanno sciabordare i pensieri dandomi preoccupazioni...
Mentre guidavo per la mia stradina, mi sono persa a guardarmi intorno, fermandomi più volte, scendendo, osservando, scattando, posando gli occhi sulle piccole cose, ascoltando i rumori degli uccelli fra i gambi secchi dei girasoli, ancora rimasti lì, nei campi e dei trattori che aravano qua e là i fianchi delle colline, attorniati da nugoli di gabbiani...
E ho pensato che il tutto, sopratutto la luce e la scarsa nitidezza del paesaggio, avessero un loro fascino, potente e inspiegabile...e anche lo spleen...non so perché mi è tornato in mente il decadentismo...Baudelaire...forse perché quando leggevo le sue poesie sull'antologia del ginnasio le associavo immancabilmente a un paesaggio indefinito, che non identificavo, ma avvolto nella nebbia...


































giovedì 18 agosto 2016

Quella turista della Lu


Abbiamo trascorso due giorni fuori, in Umbria, in giro fra borghi e città medio-piccole, come piace a noi. Il tempo passa, ma purtroppo vedo che certe pecche resistono e, secondo me, è un limite enorme, un grosso spreco di possibilità e potenzialità.
Uno dei problemi più grandi quando si sta fuori è quello dei bagni. Prima o poi la pipì scappa. Che fare? A) bagni pubblici. Ce ne sono, ma andateci proprio se non potete farne a meno, fatevi il segno della croce più volte prima di entrare, respirate profondo, entrate in apnea e non toccate niente. Niente. Intesi? Siete ancora vivi? Bene. B) Bagni di bar e locali pubblici. Ora, a parte che ti guardano in cagnesco e si è sostanzialmente costretti a consumare qualcosa, quando a quel che ne so io, (vabbè, la fonte è Forum, ma penso di potermi fidare) i bagni dei locali pubblici dovrebbero essere utilizzati a gratis, ma poi...dio di tutti i bagni, cari esercenti, è vero che chi li usa deve cercare di non fare un macello, ma lo zozzo rinsecchito, le ragnatele con annessi inquilini, la polvere alta un dito e forse più, quelli spettano a voi. Come spetta a voi dotare la vostra ritirata 1- di un chiodo, un gancio, una qualsiasi cosa per appendere una borsa, una giacca, un cappotto, chè credetemi, a terra non si possono proprio posare e far pipì con quella roba addosso è tutt'altro che comodo, almeno per noi donne. E non siamo poche, parecchie poi hanno la pipì facile. Tipo me. 2- di carta igienica che asciughi e non sia idrorepellente, non chiedo 7 veli di morbidezza ma rinuncerei volentieri al ruvido di un foglio di carta gialla da fritto. L'alternativa sono i fazzolettini d naso. E sapete come va a finire, alla lunga 3- di sapone. Che lavi. 4- di un congegno qualsiasi per asciugarsi le mani. Davvero, uno qualsiasi. Basta funzioni.
B) i prezzi sono sempre troppo alti. Per quasi tutto. E il punto è che sono troppo alti per la qualità offerta. Io capisco che gli esercenti abbiano infinite tasse e balzelli, ma non può pagare sempre e tutto il cliente, sopratutto quando la qualità latita. Girando per Deruta abbiamo trovato un solo ristorante fra le vie e viuzze frequentate dai turisti. Ok, forse non abbiamo cercato abbastanza e bene. Però lo abbiamo scartato perché i primi costavano una media di 15€ e in tre...non si può. Il giorno seguente, a Gubbio, abbiamo incontrato un conoscente e parlando, è venuto fuori che lui e gli amici avevano mangiato lì e si erano trovati male perché il servizio è stato lentissimo e la pasta era scotta! Sì, quella da 15€ a porzione. Dopo ti siedi a cena in un ristorante pizzeria in mezzo a corso Vannucci a Perugia e lì puoi mangiare primi e pizza sotto i 10€. In pieno centro. Poi ci sarebbe il capitolo hotel...
C) il giorno di Ferragosto abbiamo avuto difficoltà a trovare un ristorante per pranzo: moltissimi erano chiusi, troppi facevano solo menù fisso a prezzi secondo me esagerati e di certo più alti rispetto a quelli praticati alla carta in un giorno qualsiasi.
Ci tengo a precisare che sono una persone semplice, non avvezza al lusso, capace di adattarsi e non tirchia nel senso che non mi dispiace spendere, ma devo avere la sensazione di aver speso bene, di essermi goduta qualcosa. E queste cose, se le vedo io, le vedono anche gli altri, stranieri in primis...ora, siccome la gente a giro c'è, piantatela di frignarvi sempre addosso che non guadagnate e no, la gente non fa più vacanze lunghe come prima, e non spende più...datevi da fare, basterebbe davvero poco, potreste fare soldi a palate!

martedì 16 febbraio 2016

A zonzo per Firenze 11: Il Sasso di Dante

A Firenze, nell'area absidale del Duomo, nella parte bassa della facciata di una casa, situata fra via dello Studio e piazza delle Pallottole, si trova una lastra di marmo bianco incorniciata d'azzurro nella quale si legge Sasso di Dante.


Si tramanda che proprio lì ci fosse un grande sasso, forse proveniente dal cantiere per la realizzazione della Cattedrale, una seduta comoda dove Dante era solito fermarsi per riposare, pensare e osservare i lavori.
Un giorno passò di lì un tale che chiese al Poeta assorto nei propri pensieri: "Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?"
"L'ovo." Rispose Dante.
Un anno dopo lo stesso tizio ripassò di lì, trovò ancora Dante seduto sul sasso, tutto assorto e, certoche il  Poeta non potesse ricordarsi di un anno prima, gli chiese: "Co' icchè?"
E Dante senza esitare rispose: "Co' i' sale!"