venerdì 19 maggio 2017

Lascia che sia


È stato un periodo difficile, complicato, doloroso. Uso il passato prossimo perché ne sto uscendo. Ci vorrà pazienza e ci saranno delle ricadute, dei passi indietro, lo so, ma ho fatto un lungo lavoro su me stessa, ho capito cose che prima non riuscivo a vedere. O non volevo vedere. Ho dato il giusto peso a cose, persone e situazioni, ho capito di che pasta qualcuno è fatto, so per cosa/chi devo spendermi.
Sopratutto ho imparato a lasciar andare le cose che non posso cambiare, controllare, sulle quali non ho potere alcuno. Capita nella vita, e tu non puoi farci nulla, anche se riguarda te, anche se coinvolge te, anche se ci sei dentro fino al collo o sopra i capelli.
Perché non dipende da te. 
Ma da qualcun altro. 
E lì è inutile resistere, insistere, puntare i piedi. 
Non succederà quello che desideri tu. 
Mai.
O mai più. 
E se insisti, soccombi tu. Sicché...
A un certo punto si deve lasciar andare, mollare, far sì che le cose, i rapporti facciano il loro corso. Che vadano come devono andare.
Non è una sconfitta ma conservazione di sé con tutto ciò che questo implica, tipo salute fisica e mentale, dignità, gioia di vivere, tentativo di non perdere tutto ciò che la vita ancora riserva...(dicesi futuro!)
Ringrazio chi mi ha ascoltato, aiutato, tirato fuori o semplicemente si è sorbito i miei sfoghi qui o di là (FB e/o IG).
Mi siete stati tutti di immenso aiuto, spesso inconsapevolmente. 
E di questo vi ringrazio.

lunedì 15 maggio 2017

Quell'equilibrio

                            foto dal web


Quando ti trasferisci in una nuova città da adulto, non è facile fare nuove amicizie. Non è colpa dell'essere esigenti, del posto, delle persone, della mentalità più o meno chiusa...è che gli altri hanno le loro vite, i lori impegni, i ritmi, le abitudini e non è facile inserirsi, costruire quella che per me è una amicizia vera.
A Castelbellino e dintorni ho diverse conoscenze, alcune davvero buone, persone alle quali so che mi potrei rivolgere se mi trovassi in difficoltà.
Ma non ho una vera amica. Credo non si offenda nessuno se dico questo. La mia amica sta a Firenze. E lei sa tutto di me.
Qualche  giorno fa, una donna un po' più giovane di me, che io avrei definito una conoscente, mi ha invitato a prendere un caffè per parlarmi un po'. E mi ha confidato tutto d'un fiato la storia d'amore che ha vissuto in questi mesi, appena finita, tristemente per lei.
Mi sono inizialmente stupita...non me lo aspettavo, che riponesse tanta fiducia in me...ma tu Lu, mi ha detto, sai ascoltare e sei sensibile.
Ha ragione, è da sempre la mia croce e delizia...le vite degli altri non mi lasciano mai indifferente, le cose belle e brutte che capitano agli altri mi entrano dentro, vanno in risonanza col mio cuore e la mia testa, le sento sulla pelle, inizio a compatire, in senso etimologico, gioisco e soffro. E penso, ripenso, rifletto...ascolto e cerco di aiutare, se posso.
Tornando a questa donna, non racconterò troppo, per discrezione ovviamente, ma ci sono cose che mi ha raccontato che mi hanno profondamente colpita e intristita (non ti bastano le tue di gatte da pelare, mi chiederà qualcuno?) e fatta riflettere. 
Sul lasciarsi andare, sui nostri meccanismi mentali, sul fidarsi di e affidarsi a qualcuno, completamente, senza riserve, nudi, indifesi, senza schermi...sulle capacità del nostro intuito, sugli scherzi che possono farci la nostra razionalità, il nostro cuore, la nostra parte più fisica e animale...sui bisogni interiori che pensiamo di avere, su quelli che ignoriamo e invece abbiamo...sulla doppiezza e la poca trasparenza degli altri, sull'opportunismo, l'egoismo cattivo, il contrattaccare se messi di fronte alle proprie colpe, lo sparire, il sottrarsi, l'evitare il confronto, lo sgattaiolare, il dire mi dispiace, come se questo bastasse a cancellare tutto, a dare una ripulita, ad alleggerire la coscienza, a continuare a fare la propria vita mentre l'altro, l'altra in questo caso, è sostanzialmente distrutto, solo, triste e disorientato perché è stato scaricato budubuuummm, come la legna dal camioncino in inverno, perché non si fida nemmeno più di se stesso, delle proprie sensazioni, della propria capacità di ragionamento e si sente solo sciocco, stupido, ridicolo, ingenuo, pieno di nostalgia e rimpianti. E rabbia verso di sé. Prima ancora che verso l'altro.
Non ne faccio una questione di genere...so che tutti uomini e donne provano questo dolore. O sono abbastanza stronzi da infliggerlo prima o poi o più volte, nella loro vita.
"Avevo un equilibrio, mi ha detto. Mi mancavano un sacco di cose. Ma io non lo sapevo e credevo di essere in equilibrio. Poi a un tratto, per caso, le ho trovate tutte queste cose e pensavo a chi mi diceva, non ti devi accontentare, devi volere di più, prendere le cose che vuoi e al tempo stesso mi dicevo, vacci piano, non le prendere tutte insieme, non sono tue. Ma mi piacevano così tanto e mi facevano stare così bene e mi venivano offerte con tanta generosità e affetto e forse anche amore che me le sono prese tutte. E ho goduto per un po'. Poi come le ho trovate queste cose, me le hanno tolte, senza che io potessi farci niente, perché non erano mie, non potevo decidere io.
E io ora vorrei solo poter trovare un po' di pace e rassegnazione e tornare indietro e riavere indietro quell'equilibrio che avevo. Ma vai a riprenderlo ora, se ti riesce."
E non ho saputo cosa rispondere a lei e a quel dolore smarrito che mi faceva l'eco dentro...quel giorno l'ho solo ascoltata in silenzio.
Ma ci ho pensato a lungo, a più riprese e mi sono sentita triste per lei, incapace di aiutarla.
Ora, a distanza di qualche settimana penso che sia solo questione di tempo, di ragionamento, di rimettere insieme i pezzi, di ricomporre il quadro, di capire che quell'uomo non la meritava, che non era poi tutto 'sto granché di irresistibile e onesto e affidabile e trasparente e altruista e positivo e sano e sincero, che è lui e non lei ad aver perso qualcosa, una possibilità, forse LA possibilità...e lei rinascerà. 
Lo farà e le verrà più semplice di quanto pensi.
Per se stessa. 
E per chi conta su di lei e sta ancora crescendo.
E non sapete quanto ho riflettuto anche io. (Forse dovrei diminuire un po' l'empatia!)
Quanto ho imparato e capito.
E quanto mi sono sentita felice ed orgogliosa e responsabilizzata per essere stata scelta da lei come ascoltatrice e confidente.
Non sono poi così male, in fondo.

sabato 6 maggio 2017

Di auto, curve e vita



Quando soffrivo di attacchi di panico, guidare era diventato un supplizio.
A pensarci adesso mi sembra praticamente impossibile, ma era così.
Io senza la macchina mi sentirei persa, è per me una gran libertà. Mi è sempre piaciuto guidare, non mi ha mai fatto paura. La mia auto è un po' una estensione della casa: lì dentro leggo, mangio, mi limo le unghie, bevo, scrivo, realmente o nella mia testa (e in questo caso spesso poi si perde) pensieri, cose che mi colpiscono, cose da inviare poi sotto forma di messaggio a qualcuno, cose che mi succedono, stati d'animo che ho, telefono, parlo, mi confido, rido, piango...come protetta in un guscio...
Più di tutto in auto penso, mentre osservo la strada e il paesaggio che scorre a fianco...penso a chi sono, a come mi sento, a chi amo tanto ed è lontano e mi fa soffrire...e allora a volte mi dico, ecco, il primo benzinaio mi fermo, faccio il pieno di gasolio e parto, ci vado...e lo farei, se potessi...e chissà come sarebbe farmi tutta quella strada da sola...avrei paura?sarei coraggiosa? Io in genere sono più sicura di me quando sono sola, quando so che posso fare affidamento solo su me stessa. Bere o affogare.
So guidare io, che ché ne dica mio marito...sono prudente, ho occhio, sento tutti i più piccoli rumorini anomali che può fare la macchina, intuisco dove vogliono andare gli altri automobilisti, anche se non mettono la freccia, e quasi nessuno lo fa, sono abile nei parcheggi e mi destreggio bene nel traffico di città.
A volte, in particolari circostanze emotive, tendo ad avere il piede un po' pesante sull'acceleratore...credo mi abbia traviato il mio primo ragazzo...che però mi ha insegnato come affrontare bene una curva: dai gas appena inizi la curva, poi toglilo e a metà, quando senti che la forza centrifuga (dovrebbe essere lei!) tende a spingerti fuori, verso l'altra corsia, premi di nuovo sull'acceleratore e ti troverai all'uscita della curva, su un nuovo rettilineo...e lì...pesta!
Oggi mi sembra quasi una filosofia adatta ad affrontare le curve più affascinanti e pericolose e mozzafiato della vita...è ora di dare di nuovo gas per vincere la forza centrifuga...

domenica 23 aprile 2017

Di buchi e speranze


La situazione è sostanzialmente identica a quella di poche settimane fa e che raccontavo nel post precedente.
È aumentata la sofferenza mia...mi sento strana perché sto continuando la mia vita di sempre, faccio tutte le mie cose senza ansia, normalmente...ma dentro sono in ribollimento...un mix di sentimenti...impotenza, senso di inutilità, tristezza, sensi di colpa, paura di non fare abbastanza, disorientamento, solitudine, rabbia per lo spreco di tutto.
E dolore.
Questo in certi momenti è insopportabile, insistente. 
L'ho guardato a lungo e ho capito da dove viene.
È il dolore che scoppia quando capisci davvero che il tuo amore non basta, che tu stessa non sei uno stimolo sufficiente, una ragione valida per chi ami.
Ti senti persa, piccola, totalmente inutile e senza valore. 
Ti chiedi continuamente ma perché no? Perché io non posso bastare, non posso essere una ragione valida? Cosa mi manca? Cosa ho di sbagliato?
Ti si buca il cuore. 
E non si richiude più.
E hai l'impressione che tutto il tuo amore se ne vada via da quel buco.
Perduto.
Sprecato.
Irrimediabilmente.
Per sempre.
Ma la cosa sconvolgente è che si riforma, ne hai ancora, forse ancora di più. E lo senti che monta, che trabocca...che sgomita, che vuole uscire...
E questo tiene viva la speranza, anche contro ogni evidenza, che un giorno cambierà qualcosa. 
E quell'amore potrà essere utile. 
Usato. 
Amato.
E tu con lui.


lunedì 3 aprile 2017

La verità


Mia madre soffre di depressione da quando io avevo all'incirca vent'anni. Forse anche da prima ma io non lo avevo capito o forse non era poi così chiaro.
Sostanzialmente non si è curata, o meglio, iniziava, rallentava, faceva a modo suo, poi stava di nuovo male, tornava a farsi curare e così via.
Oggi che sono più vecchia e vedo le cose in prospettiva, so esattamente perché è successo.
Trovarcisi dentro è stato un casino perché i ruoli si sono come invertiti, la mia scala di priorità è saltata, i miei studi ne hanno risentito e ho iniziato a soffrire di disturbi di ansia e attacchi di panico. Che ho curato grazie ad una bravissima psicoterapeuta. I soldi meglio spesi della mia vita.
Ho lavorato molto su di me, anche in seguito, prima di avere Lorenzo, ho cercato di far emergere le mie inclinazioni, i desideri, le cose che mi facevano stare bene e trasformarli in realtà.
Ci sono riuscita.
Ma la sua malattia è rimasta...su e giù...
E con gli anni le cose sono peggiorate perché si sono aggiunte a essa altre patologie fisiche legate in parte allo scorrere del tempo, in parte no.
Anch'esse negate, trascurate, sottovalutate, non indagate fino in fondo.
Dalla scorsa estate la discesa è stata rapidissima e inarrestabile: mamma ha smesso di uscire, ha ridotto il cibo, limitato alcune terapie che seguiva da un po'.
Quando mio padre è stato operato, mamma è uscita con me più volte per andare all'ospedale. Ed è stata una sorta di impresa. Non so come abbiamo fatto.
Da quando lui è tornato a casa è stata necessaria una persona che stesse con loro la notte. E lo sarebbe stata anche se mio padre non fosse caduto, i tempi erano già maturi.
Da allora lei non è uscita più e nonostante tutti i tentativi, le attenzioni, gli incoraggiamenti, si è ulteriormente lasciata andare.
Io sono molto preoccupata perché il suo deperimento organico è davvero marcato e temo che un qualsiasi piccolo malessere possa scardinare irrimediabilmente l'equilibrio che il suo corpo sembra aver trovato...
Credo che sia stanca di vivere. Che non abbia più stimoli, motivi, ragioni per combattere.
Dal mio punto di vista, egoisticamente, come figlia, questo è devastante perché sento di non essere stata per lei un motivo, una ragione sufficiente.
So che da un punto di vista psicologico non è esattamente così, ma è così che mi sento io, priva da anni di mia madre, incapace di aiutarla perché sono lontana e anche quando vado da loro, sostanzialmente non vuole farsi aiutare. Lo rifiuta. Credo per pudore.
Ecco, questo è quello che sto vivendo in questo periodo...mentre il resto della mia vita va avanti come prima. Più o meno.
Sto reagendo meglio di quanto potessi aspettarmi. Sono sorpresa. E un po' combattuta fra il rallegrarmi con me stessa e l'aspettarmi la botta fra capo e collo.
Ho dentro un senso di malinconia, di perduto, di irrecuperabile, di finito.
Ed è strano provarlo in questa stagione nella quale tutto rinasce e sembra darti speranza o in giorni, come oggi, nei quali la ginecologa, durante la visita annuale ti dice che sì, gli anni passano e il tuo corpo si sta adattando, ma potresti tranquillamente mettere al mondo una nuova vita.
Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime stamani...è stata una sensazione dolce amara che difficilmente scorderò.
Va così.
Ho raccontato perché non riesco a tenere neanche il semolino, sono una rana dalla bocca larga. 
E perché tenere dentro, per me è mentire. 
E mentire mi richiede una energia che ora ho, ma voglio riversare su altro.
Se a volte mi sentite triste e sconsolata è per questo.
Ringrazio tutte le persone amorose che mi stanno vicine, che mi capiscono senza che io dica niente, che mi ascoltano e mi fanno forza e mi trattano come sempre.
Grazie, il vostro amore non è vano. 
Sapete che ho fatto delle promesse a me stessa. E a mio figlio. E le manterrò.

giovedì 16 febbraio 2017

#tbt


Una foto, una valanga di ricordi. Mi ricordo tutto: era Aprile del 1989, gita scolastica della II liceo a Ercolano, Paestum e Capri. Quell'anno ogni classe doveva avere due genitori accompagnatori, uno fu la mia mamma. Avevo già visitato gli scavi a Pompei, ma Ercolano mi folgorò, la trovai elegante, raffinata, affascinante. 
E poi da lì si vedeva il mare. E questo di certo giocò un bel ruolo. 
Il nonno era reduce da un infarto che aveva sostanzialmente superato senza sapere che era in atto. Poi però ci furono l'ospedale e tutta una serie di restrizioni alimentari. Quelli erano i giorni in cui lui non riusciva ad accettarle e diceva, se non posso prendere caffè, vino, sale come voglio io, allora non li voglio per nulla. Lì scoprii che poteva essere caparbio come un bambino di tre anni.
Ricordo le mie tre meravigliose compagne di scuola, tutto il tempo trascorso gomito a gomito in quei giorni di gita, le notti tutte e quattro in un solo letto, il walkman col raddoppino per sentire in due sul pulmann la cassetta degli Eagles, la Lisa che la mattina ci metteva in fila tutte e tre sul letto e ci phonava i capelli con il phon che mia mamma si era portata dietro da casa. Ché non si può partire senza phon, sia mai.
Ricordo perfettamente quella luminosa giornata in cui la Bea scatto a me, la Lisa e la Mari questa foto: stavamo passando un po' di tempo sulla spiaggia di Santa Maria di Castellabate e io e le mie amiche già allora si andava in cerca di caffè. Si chiese il permesso alla professoressa Adriani che, sempre perfetta, e con quello stile tutto suo, ci disse: "Certo che potete andare. Però mi raccomando, bambine, non date confidenza agli sconosciuti." Forse ce lo disse perché a quell'ora non c'era in giro ombra di donna, solo maschi a chiacchierare in piccoli capannelli.
Ed ero innamorata allora, di quell'amore folle e assoluto e travolgente che all'improvviso non ti fa sentire più una bambina romantica, ma una donna. Ma una donna non sei...
Non stavamo insieme ma eravamo in un periodo di pausa fra una prima e una seconda e più lunga parte della nostra storia...
P.S. Adoravo quella camicetta che a pensarci ora...no, vabbè, vai a guarda' 'l capello...aehm, sorvoliamo sui capelli, per piacere!

sabato 4 febbraio 2017

Giorni così


 
Sono giorni un po' così. La terra in appennino, alle nostre spalle, continua a tremare e quando lo fa con più vigore, si sente anche qui. Noi per fortuna non abbiamo avvertito le ultime scosse, ma comunque ci sono state e io lo so...
Sentire la casa tremare, vedere gli oggetti muoversi è una sensazione orribile.
Esattamente come percepire la tua casa, il tuo rifugio, il luogo in cui ci si ritira sicuri, come un nemico, ostile, cupa, minacciosa, pericolosa.
So benissimo che questa ansia è niente rispetto alle sofferenze, alle difficoltà, alle limitazioni che devono affrontare ogni giorno da mesi decine e decine di persone nelle Marche, in Abruzzo, in Umbria e nel Lazio. Giusto ieri sera al tg3 Marche si diceva in un servizio che a San Severino Marche molte persone vivono ancora in roulotte e in tendoni riscaldati. E ci sono state giornate gelide, davvero gelide, a Gennaio.
Quindi lo so che non ho niente di cui lamentarmi, che ho tutto...ma quell'ansia di sentire dondolare non riesco a scrollarmela di dosso...o almeno, quando sto per riuscirci, si ricomincia da capo.
Forse questo succede anche perché sto vivendo un periodo tutt'altro che facile con l'aggravante della lontananza che mi impedisce di operare, di fare, di dare il mio contributo fattivo alla soluzione, o quanto meno, alla gestione di certi problemi.
Pensavo di essere abituata a sentire il mio cuore sparso, diviso, in varie parti del nostro paese e invece...abituata una cippalippa.
L'unico modo che conosco per tenere a bada tutto questo minestrone emozionale è fare, tenermi impegnata in casa e fuori, vedere persone, parlare, scambiare pensieri e sensazioni.
Lunedì andrò a casa, una delle mie case, e già sono in quella fase di oscillazione fra la gioia di partire e il rammarico di lasciare. Probabilmente non mi passerà mai, sarà sempre così.
E a esser sincera, non faccio neanche niente per reprimere quello che provo, i pensieri che mi si rincorrono in testa, i sentimenti che mi s'arrotolano e mi si srotolano in quello spazio, peraltro ridotto, viste le mie dimensioni, fra il cuore e lo stomaco.
Un attimo sorrido, mi sento piena di energie, di forza, di concentrazione, di spinta, l'attimo dopo mi ritrovo sull'orlo delle lacrime per delle sciocchezze fortuite, senza che mi succeda nulla di che.
Stamani è stata "colpa" della Gianna che in radio cantava Meravigliosa Creatura con tutte quelle sue consonanti e vocali pronunciate alla senese...che forse solo un toscano riesce a percepire...la sua voce ha evocato la forma, i colori, la luce della terra di Siena, li ha materializzati davanti ai miei occhi, quelli della mente, e con essi tutta una serie di emozioni e immagini e ricordi nettissimi del mio passato.
A volte vorrei davvero tornar bambina ma non per essere di nuovo piccola o giovane, no, ma per sentirmi come allora: protetta, amata, sicura, circondata in famiglia e fuori (scuola, parrocchia, amici, danza) da persone che non mi avrebbero mai lasciata sola e mi avrebbero aiutata ad affrontare e risolvere qualsiasi problema.
Ora tocca a me a fare, a contare solo sulle mie forze. (Dice ch'io sia adulta). Ma posso ancora attingere a quell'amore sconfinato e incondizionato che ho ricevuto in grande quantità.
Guardare il cielo mi aiuta a sentirlo.