sabato 2 agosto 2014

Libri e golositá

Amo i libri, si sa, vero?? Li cerco, li guardo, li rimiro, li tocco, li maneggio, li annuso, li compro, li stringo, li prendo in prestito, li presto, li metto al loro posto, li divoro, li mangio, li succhio, me ne innamoro, mi dispiace finirli e parlo di loro con tutti.
Quali libri?! Mi piacciono un po' tutti, ho una predilezione per quelli che parlano di arte, o della mia città o dell'arte della mia città. Questi li sorseggio lentamente come si fa con un vino speciale, da meditazione.
Poi ci sono quelli che divoro come un muffin invitante o una bella fetta di torta: sono i libri leggeri, quei libracci scritti coi piedi (dicono), da leggere sotto l'ombrellone, quelli pieni di melassa, romanticismo, amicizie al femminile e uomini sciocchi ma fighi pazzeschi. 
Se poi nella trama trovano spazio un ristorante, una nascente pasticceria, un caffè o anche una cucina domestica, allora posso anche perdere la testa!!! È come se certi romanzetti di chick-lit fossero il riassunto di tutte le "me".
Per fortuna ci sono i miei genitori e la biblioteca, sennò sarei da un pezzo in bancarotta!
E per fortuna c'è la mia Fatina dei Libri. Anzi, per la precisione, degli e-book!!! 
Anche lei mi conosce, sa cosa mi piace leggere, dove perdermi. Siamo Sorelle, noi. Nel cuore, nella sensibilità. E nella lettura! Grazie ai suoi doni ho iniziato a leggere libri sull'iPad, una conquista cui non pensavo di arrivare in tempi così brevi. Mi piace ed è comodo visto che l'iPad me lo trascino praticamente dappertutto.
Confesso però che tenere in mano il libro ha ancora per me un altro sapore, un altro odore. Quindi ho deciso che sarò una lettrice mista, asseconderò le esigenze ed i miei desideri.
Al momento sto leggendo proprio un e-book della Fatina


E in questo libro, ad un certo momento, spunta fuori una torta con caffè, nocciole e cannella.
Ho pensato subito di farla come tante altre volte mi è capitato leggendo di ricette presenti fra le pagine dei romanzi. Spesso cerco anche qualcosa di simile in Google, una traccia da seguire.
A volte, come ieri sera, ho improvvisato, inventando, spinta dall'acquolina che mi aveva fatto venire l'idea di caffè e cannella insieme!
Sono venuti fuori questi muffin, 7 per la precisione. Ho pensato ad una dose ridotta per me e il boy, visto che marito detesta la cannella!!


Ho montato un uovo piccolo con 60 gr di zucchero di canna. Ho sciolto in un pentolino 40 gr di burro in 100 ml di latte e ho aggiunto un cucchiaino bello colmo di caffè solubile. Poi, siccome mi sono accorta che la granella di nocciole in dispensa era davvero poca, ho pensato di (ri)compensare con 3 quadretti di cioccolata fondente che ho aggiunto nel pentolino del burro insieme a 1/2 cucchiaino di cannella in polvere. Una volta sciolto tutto per benino, l'ho unito allo zucchero montato con l'uovo. Ho mescolato amalgamando le poche nocciole che avevo, poi ho setacciato e unito 70 gr di farina 00, 50 di farina di riso, 2 cucchiaini di lievito per dolci, una puntina di bicarbonato e un pizzico di sale.
Tenete sempre a portata di mano del latte da aggiungere nel caso l'impasto risultasse troppo denso.
Poi ho suddiviso nei pirottini di silicone e cotto circa 30 minuti a 180º.
Garantisco che il profumo è divino e molto invitante!

A proposito dei libri, devo dire che purtroppo mio figlio non ha ancora scoperto il piacere della lettura, nonostante gli abbia sempre letto, mi abbia sempre visto farlo, abbia avuto librini morbidosi intorno a sè fin dai primi mesi di vita. Glieli ho sempre lasciati in giro per casa, a portata delle sue inarrestabili manine. Ma quella molla non è scattata, non del tutto, almeno.
Li ha sempre usati, letti a pezzi e bocconi. Ma mai uno intero. Predilige le enciclopedie per ragazzi o certi libri che non hanno una storia ma si possono leggere a capitoli, autonomamente, come libri nel libro.
Forse però qualcosa sta cambiando: per due volte nell'ultima settimana ha scelto di entrare in libreria. Ha preso un libro sulle battaglie che hanno cambiato il corso della storia e ha iniziato a leggerlo.
E a fare una cosa che mi ha fatto morire di piacere: tra gli scaffali della libreria, guarda testi per sè, ma si sofferma a cercarne anche per me. Poi mi chiama e me li mostra...libri di cucina, ricette per i cupcake. Amore di Mamma!!

venerdì 1 agosto 2014

Piccole cose, qui e ora

Penso di essere una persona semplice, forse anche sempliciotta come dicono qui.
Vorrei essere tante cose, vedere tanti posti; ho sogni e desideri.
Ma la maggior parte delle volte mi sorprendo ad essere felice di quello che ho.
La salute, un lavoro (quello di mio marito) che ci permette di vivere, una casa, persone che mi vogliono bene e credo mi accettino tutto sommato, per quella che sono.
Potrei crescere ancora, migliorare, puntare più in alto, diventare più incisiva, più "cattiva" e grintosa. Ci sto ancora lavorando e un giorno, chissà! 
Del resto negli anni alcune piccole conquiste le ho fatte lavorando su di me. Sono riuscita ad essere più attenta al presente, ai momenti, alle situazioni, anche quelle banali, di tutti i giorni.
All'inizio non era una cosa spontanea, dovevo concentrarmi, fare attenzione, osservare bene. Oggi invece succede da sé: mi scopro a godermi i momenti, viverli fino in fondo, gustarmeli. Ne ho la consapevolezza, ancora di più se è accompagnata da quell'inconfondibile sfarfallio alla bocca dello stomaco.
E nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di cose, situazioni, momenti tutt'altro che sensazionali.
Ma la vita credo sia fatta di questi attimi, di queste piccole cose. E io cerco di metterle da parte, con gli occhi e le foto. Potrebbero servirmi per i momenti bui...


La campagna ai bordi della strada, i colori sfavillanti dopo giorni di pioggia...



L'effetto che fa rivedere il sole sulle foglie...


Qualche piccolo, goloso acquisto in un pomeriggio di shopping col ragazzino...


Lo stupore di fronte a questi colori quando esci per buttare l'organico...


Le stradine di campagna che portano al mare che, nonostante siano state scenario del nostro incidente d'auto, continuano ad esercitare su di me il loro fascino e mi mostrano ogni volta qualcosa che non avevo notato...





La merenda in riva al mare...



Yogurt greco e cocco con salsa di frutti di bosco. Lo yogurt è quello che ho acquistato su Qvc.it ma va bene qualsiasi yogurt, preferibilmente bianco.
In estate ho sempre acquistato i frutti di bosco surgelati all'Eurospin ma dallo scorso anno non li ho più trovati: dice che li avevano ritirati a causa di vari casi di epatite che si erano verificati nel giro di poco tempo col consumo di frutti di bosco freschi o surgelati. Già allora avevo cercato notizie e in rete trovai che il pericolo era scongiurato cuocendoli in casseruola o scottandoli per qualche minuto. Mi sono sempre chiesta perchè ritirare i frutti di bosco surgelati anzichè scrivere bello grande sulle confezioni di consumare previa cottura.
Comunque, sabato scorso, in un super con marito li ho visti e non ho resistito. Li ho fatti scongelare nel frigo e poi cotti in padella per una decina di minuti con poco zucchero e succo di limone. Poi ho trasferito il tutto in un barattolo di vetro, fatto raffreddare completamente e conservato in frigo. Non so quanto possa mantenersi in questa forma, ma stamani la salsina era ancora buona ed io l'avevo fatta martedì dopo pranzo.
E siccome sono una persona semplice, ma generosa, ho condiviso yogurt e frutti di bosco con un'amica ed il suo ragazzino venuto a giocare col mio!


Ora penso di provare a fare la salsina con altri frutti, pesche, albicocche, susine, melone, cocomero, segendo la stessa procedura.

Ed essendo io anche romantica, direi che fra yogurt e salsa ci vedo un cuore!! 



Gnam gnam a tutti!! 


martedì 29 luglio 2014

Staycation 2014: un giro ad Ancona

Prima settimana di ferie per mio marito. Tempo ostinatamente brutto che rimescola continuamente le idee che abbiamo per goderci questi giorni. Potendo andremmo ogni giorno al mare, ma non è proprio il caso, quindi anche stamani ci siamo fatti venire un'idea meravigliosa, fare due passi nel capoluogo.
Tanto per esser sincera, Ancona è una città che non mi ha mai conquistato. Non ho un motivo particolare, riconosco che ha tanta storia alle spalle e le tracce sono evidenti ovunque, nasconde angoli davvero sorprendenti, ma non è scattata mai in me quella molla che invece ho avvertito per altri luoghi. È una cosa istintiva, di pelle. O si fa sentire subito, o mai più. È come un senso di eccitazione allo stomaco mentre mi ci trovo e che avverto alla sola idea di tornarci...
La storia di questa città è antichissima: i Greci di Siracusa che la fondarono nel 387 a.C., notando la forma del promontorio, la chiamarono Ankòn, che significa gomito (Strabone, Geografia, V, 4, 2)
Oggi abbiamo trovato un parcheggio su, in alto, in piazzale Martelli, non troppo lontano da Piazza Cavour e da Corso Garibaldi che era la nostra meta. 
Io amo le strade pedonalizzate e non capisco proprio come i commercianti non riescano a realizzare che in un'area pedonale i potenziali acquirenti passeggiano più rilassati, con più calma, senza rischi di mettere un piede giù dal marciapiede, osservano meglio e tutto questo può contribuire a spingerli a fare un acquisto magari non preventivato al momento di uscire di casa. A me, ad esempio, è successo così diverse volte. 
Quindi io stamani il corso me lo sono proprio gustato, impegnata a stare col naso all'insù, la mia attività preferita quando sono fuori dai miei orizzonti abituali.
E devo dire che ho visto delle vere bellezze! 










Per tornare al parcheggio, ho deciso di percorrere la strada parallela, perché volevo rivedere la fontana delle 13 cannelle








E poi ci siamo incamminati in salita, verso il parcheggio.




Quando usciamo in auto da Ancona, ogni volta pensiamo di andare in una certa direzione, poi puntualmente ci perdiamo e sbuchiamo fuori da tutt'altra parte. Ovviamente è successo anche stamani quando ci siamo trovati ad attraversare un quartiere dove non sono mai stata e dal quale inizierò il prossimo quando torneremo ad Ancona. Cioè IN Ancona, come dicono qua!! 




E poi, potevano mancare un paio di foto scattate dall'auto in movimento? Ovviamente sempre e solo come passeggera!



domenica 27 luglio 2014

Un piccolo mondo di piccoli furbetti

L'intelligenza è un gran dono. Io credo che lo abbiamo tutti, solo che in alcuni non si nota, perché la usano nel modo sbagliato. La trasformano in astuzia, in furberia con il solo scopo di nutrire il proprio ego e abbindolare gli altri. Purtroppo.
Dunque parto dall'inizio. Giovedì scorso Lorenzo è stato tutto il giorno a Senigallia coi ragazzi del centro estivo per l'uscita settimanale, rimandata più volte e spostata a causa del maltempo.
Nel primo pomeriggio, si è scatenato un temporale coi controfiocchi ed io non nascondo che ero un po' preoccupata, ma scambiando qualche messaggio via FB con delle amiche, ho capito che laggiù aveva fatto poche gocce. Cosa che poi mi ha raccontato lui quando sono andata a riprenderlo alle 18 al Campo Equestre a Moie. Qui invece, il maltempo aveva picchiato duro, lungo il tragitto fin lì, ho visto rami spezzati, campi semi allagati, i greppi della strada che ancora scolavano acqua e il terriccio e il ghiaino scesi giù con l'acqua dalle stradine laterali sterrate.
Il giorno dopo, trovo nella timeline una foto condivisa presa dall'account di una persona che non conosco e non seguo, che immortalava il temporale del giorno prima in Vallesina, scattata, come chiariva l'autore nella sua bacheca, da Filottrano. Ecco, è questa:





Ora, non penso di essere più intelligente di altri, ma vedendola, ho avuto la netta sensazione che qualcosa non mi convincesse. È spettacolare e di impatto, ma la prima cosa che ho pensato è stata, dove sono le colline??? La Vallesina è vero è una pianura, ma non così aperta, è piuttosto stretta e le colline sono ad un passo, si vedono dappertutto, ovunque ci si giri e da qualunque posto si osservi.
Ho commentato che non mi convinceva, ma pareva fosse vera e tutti ne erano profondamente impressionati, come è normale che sia guardandola.
Ma a me quella sensazione era rimasta in testa. E così mi sono messa a cercare in rete, che tanto si sa, ho un sacco di tempo a disposizione. E cerca cerca, gratta gratta ho trovato, sulla scia di un commento lasciato dopo il mio dove si diceva che la foto era vecchia e scattata a Pisa.
Infatti...ho trovato questo link http://www.youreporter.it/foto_BOMBA_D_ACQUA
E questa foto


Non credo ci sia molto da aggiungere. 
Se la persona che ha postato sul suo profilo la foto spacciandola per vera, fosse stata fra i miei amici, gli avrei detto una sola parola, attingendo alla mia meravigliosa e colorita lingua madre e cioè FAVA!!!
Certo, avrebbe detto che no, la foto era vera, scattata di persona. Allora avrebbe dovuto spiegarmi con intelligenza, come avrebbero fatto a scattarla identica sputata 9 mesi prima nella zona di Pisa. Gliel'hanno rubata con la macchina del tempo?! Che si sa, i pisani son dei furbacchioni!!

giovedì 26 giugno 2014

Esami e ricette

Dunque ieri pomeriggio Lorenzo aveva l'orale dell'esame di terza media. So che non si chiama più così, ma fatico a usare il nuovo nome. Comunque è stata una giornata emozionante e stressante per lui, una sorta di giro di boa, un'esperienza che mi ha insegnato varie cose.
Che studiare sempre, ogni giorno, tenendo il passo, senza rimanere indietro e poi farsi gozzate disperatissime a ridosso dell'esame paga ancora.
Che il ragazzo mi assomiglia moltissimo caratterialmente ed è emotivo, per sua fortuna o sfortuna. 
Questo dipende dai giorni, dalle situazioni e dalla capacità di gestire questo lato del nostro essere.
Era teso agitato, ma come facevo io alla sua età e poi alle interrogazioni al liceo o agli esami universitari, è capacissimo di dissimulare. Di fuori sembriamo normali e controllati, a parte le mani che ci sudano tanto da potercele lavare se avessimo una saponetta. Ma dentro...dentro è un tumulto. E pensare che le compagne di università ricorrevano a me perché infondevo loro calma. Io, proprio io.

La sorpresa più grande è stato realizzare che non mi sono agitata come pensavo mi sarebbe successo. Sono rimasta calma per tutto il tempo, neanche un po' di batticuore. E mi dicevo, ecco, ora arriva la botta e mi viene un'ansia pazzesca. E invece niente! Meglio così, per carità, eh, ma sono rimasta sorpresa!
Sarà che la mia emotività nelle ultime settimane, dopo l'incidente, è stata impegnata altrove e l'esame mi è parso una prova semplice e normale. Forse sono stata presa da diversi impegni tutti insieme e non ci ho pensato poi molto, forse in me ha lavorato ella giusta direzione la consapevolezza che Lorenzo è sempre andato molto bene a scuola...non lo so.
In ogni caso è finita ed ora potrà godersi un'estate priva di compiti per le vacanze! Doppio evviva!

Al momento la sua preoccupazione più grande è sapere cosa troverà in tavola per pranzo e cena, perciò cerco di scatenare la fantasia per creare piatti appetitosi e sani, in parte inventando e sperimentando, in parte riproducendo ricette che ho visto fare e rifare alla nonna nelle estati della mia infanzia e oltre. Come la pommarola. Immagino se ne trovino svariate ricette, io seguo la sua.



Lei usava il pomodoro costoluto fiorentino, che qui non trovo, perciò ripiego su quelli tondi da sugo.
Ne prendo circa un kg, li lavo bene, li taglio a metà, e poi a pezzettoni e li metto direttamente in pentola, aggiungo una costa di sedano pulita e spezzata, una carota raschiata e divisa a metá, una cipolla media in pezzi o sfogliata, tante foglie di basilico, un po'di sale grosso e poco olio buono. Accendo il fuoco con la fiamma moderata e inizialmente rimescolo per evitare che si attacchino i pomodori sul fondo. Appena questi iniziano a buttare fuori la loro acqua, abbasso la fiamma, chiudo con il testo e lascio cuocere massimo 20 minuti. Trascorsi i quali passo il tutto col passaverdure, tolgo un po' di liquido creatosi in cottura e lo tengo da parte. Passato tutto per benino, aggiusto di sale e se il sugo è molto denso, ma non succede quasi mai, utilizzo parte dell'acquetta tenuta in serbo. L'ultimo tocco è un giro di olio superbuono a crudo.
Io ne vado matta, Lorenzo apprezza. Come ha apprezzato questi gnocchetti che ho fatto qualche tempo fa. Confesso, io gli gnocchetti non li faccio, li compro, perché son pigra e perché quelli che trovo sono morbidi, piccini e neanche cari. Sicché...


Come al solito vado ad occhio, quindi la sola quantità certa che posso indicarvi è quella degli gnocchetti, 200 gr a testa. Viene fuori un bel piatto, quasi un piatto unico, magari seguito da un contorno e della frutta.
Vi serviranno delle zucchine ridotte a filetti o a cubetti da far ammorbidire, quasi disfare in padella con dell'olio e della cipolla, io uso quella surgelata. Se le zucchine sono tagliate sottili, in pochi minuti risulteranno cotte. Se vedete che il tutto si asciuga un po' aggiungete dell'acqua presa dalla pentola per gli gnochetti, aggiustate di sale e unite qualche pomodoro a ciliegia o Piccadilly lavato e tagliato a metà o in quattro. Il tutto deve andare per pochi minuti, senza che i pomodori si disfino. A fuoco spento aggiungete del basilico fresco spezzettato o surgelato e un paio di fette sottili di mortadella fatte a pezzetti. Mescolate bene e unite gli gnocchetti cotti, tenendo il tutto molto morbido, ricorrendo, ancora una volta, all'acqua di cottura. Una spolverata di Grano o Parmigiano o Pecorino e buon appetito!!

martedì 24 giugno 2014

Estati bambine

La scuola mi è sempre piaciuta tanto e non ricordo momenti in cui non ci sarei voluta andare, a parte quando è nato mio fratello e io pregavo la nonna di tenermi a casa promettendo che me ne sarei stata buona buona e non si sarebbe accorta di me. Non era il problema l'asilo allora, ma la gelosia. Probabilmente se mio fratello fosse nato a Luglio anziché alla fine di Marzo, avrei chiesto lo stesso di restare a casa con loro e di non farmi, che so, accompagnare il babbo e la mamma a fare la spesa.
Comunque, nonostante questo amore per la scuola, quando in primavera, prima di cena, sentivo le rondini garrire gioiose, ero felice perché sapevo che le vacanze erano vicine.
E le vacanze volevano dire un sacco di cose: passare qualche giorno da sola con gli zii del babbo nella loro casa a Viareggio, trascorrere le giornate a giocare nel giardino di casa che i miei dicevano, è umido, ci dà poco sole, ed io,invece adoravo e dove ho imparato ad andare in bici e  sui pattini a  rotelle, mettendo a dura prova le coronarie e il sistema nervoso della mia nonna, trasferirsi per un mese (Luglio) intero al mare, in una casa in affitto al Lido di Camaiore, trascorrere giornate infinite e pigre sulla spiaggia del Bagno Reginetta II, poi Milena, a Viareggio, stare qualche giorno a Montalcino da Ismena, giocare e litigare con mio fratello, uscire a fare la spesa, scendere in cantina col nonno a piantar chiodi e fare buchi col succhiello mentre lui si prendeva cura dei mobili e dei lavoretti di casa.
Ma due erano le cose che più mi piacevano in assoluto. La prima era andare al mercato di Sant'Ambrogio coi nonni. Quasi tutte le mattine, quando il babbo e la mamma erano ormai in ufficio, si partiva presto io e mio fratello coi nonni e il carrellino con le ruote: via Laura, via della Colonna, via Farini dove si buttava sempre un occhio alla cupola verdina della Sinagoga, via de' Pilastri, 


una sosta dal macellaio in via Pietrapiana, "me le dia morbide le fettine, mi raccomando, non come l'ultima volta", diceva ogni volta la nonna. E poi al mercato vero e proprio, frutta, verdura, la zona coi banchi dei contadini, tutti quei colori, i profumi, le voci, forza donna c'ho le pesche bone! Il carrellino via via si riempiva, avrei voluto tirarlo io, ma non mi era permesso, perché avrei potuto arrotare qualche persona!
Al ritorno più o meno lo stesso percorso, col caldo che iniziava a farsi sentire e il fresco che ci accoglieva varcato,il portone di casa. Che buio lì dentro, venendo da fuori, non si vedeva nulla. Poi la nonna andava in cucina per mettere a posto la spesa. Quando tirava su la pattina del carrello, veniva fuori l'odore concentrato delle pesche bianche e del basilico, che il fruttivendolo ci dava in omaggio.
Oggi ne ho comprato un mazzetto e ci ho fatto subito la pommarola, come faceva la nonna appena tornati dal mercato. Giusto, potrei farci le frittate trippate! Ma sto divagando.
L'altra cosa che mi piaceva moltissimo dell'estate era che c'era più tempo per uscire col nonno. Noi due da soli. Si andava ovunque, in centro, di là d'Arno dai suoi clienti tappezzieri per fare gli ordini del materiale necessario ( molle, cinghie, imbottiture, rivestimenti, capoc. E anche lì odori, profumi, pcolori, facce...). Ma la mia gioia era enorme quando il nonno mi diceva: " Ciuci, stamani si va alla Cassa di Risparmio."
Il che significava che mi sarei vestita bene, con un bell'abitino, i sandalini nuovi, mi sarei portata una borsetta a tracolla e sempre, sempre, portavo con me la carrozzina bianca e blu col mio bambolotto dentro. 
Ora lo so perfettamente che il nonno mi ha viziata alla grande, aveva una pazienza infinita con me. Ma penso anche di essere stata una bambina facile da gestire, molto ubbidiente...ricordo il saliscendi della carrozzina sul marciapiede ogni volta che si attraversava una via, la sosta al forno sull'angolo di via degli Alfani per comprare i fagioli cotti al fiasco, che come lì, da nessun'altra parte. E mentre camminavamo il nonno mi parlava sempre, mi diceva cose, mi raccontava storie. Su tutto, su quando era bambino, sulla città, sui nomi delle vie, dei palazzi.



Si passava davanti alla Pergola con il colore della sua facciata e la tettoia in ferro e vetro, davanti ad un ingresso secondario dell'Ospedale di Santa Maria Nuova, si svoltava in via Sant'Egidio e si costeggiava l'incasinatissimo parcheggio dell'ospedale




Poi, in corrispondenza di via Folco Portinari, 



il nonno mi raccontava che era il babbo di Beatrice, quella di Dante, (tutte cose che io allora ignoravo ma ascoltavo affascinata come una favola) che coi suoi soldi fondò alla fine del 1200 il primo ospedale della città.
Passata la sbarra del Pronto Soccorso, inizia Via Bufalini e subito c'era la banca. Si entrava qui, in questo palazzo, io sempre con la mia carrozzina al seguito, in un androne col pavimento in marmo.



E poi, fatti pochi passi si apriva una meraviglia delle meraviglie.







Ero piccola, non sapevo nulla di architettura e storia dell'arte ma capivo che c'era una gran differenza fra l'ingresso della banca e questo spazio pieno di luce, enorme, silenzioso, rivestito di pannelli in legno, con tante finestre quante non ne avevo mai viste altrove.
Il nonno prendeva la distinta per versare o ritirare i soldi, apriva la cerniera di quella cartella portadocumenti che aveva con sè, estraeva la sua Bic nera, con la punta rigorosamente fine e scriveva. Io mi guardavo attorno, osservavo le impiegate vestite eleganti, con i tacchi, il rossetto e il profumo, alcune scendevano quella sinuosa scala a chiocciola,mi sembrava un posto ganzissimo, pieno di stile. Ricco, forse perché era una banca. Poi si andava al bancone sul quale c'era per me il pezzo forte: ogni sportello aveva a fianco una lampada di quelle verdi, da scrivania, con la catenella di metallo.

Col tempo sono andata a studiare: la nuova ala della sede centrale della cassa di Risparmio fu realizzata nel 1957 da Michelucci, lo stesso che progettò la stazione di Santa Maria Novella.
Da bambina i pannelli di legno nel grande spazio della banca mi affascinavano non poco con le loro venature. Poi ho trovato queste parole di Michelucci, amante del legno : “ Io sono attaccato alle radici degli alberi, sono un ulivo, una quercia, un castagno...” 

giovedì 19 giugno 2014

Idee col caffè

La scorsa settimana, in quei primi giorni di caldo vero che io aspettavo a gloria, mi è capitatosotto gli occhi questo link: http://greatist.com/iced-vanilla-latte
Mi ha subito incuriosita ed ho pensato che questa bevanda fresca, con latte e caffè, poteva fare per me; però non me la sentivo di usare le mie amate capsule Nespresso per fare i cubetti di caffè ghiacciato, quindi ho pensato di rimettere in funzione la mia vecchia moka da 3 che se ne sta buona buona nel cassetto da un bel po' di tempo. Ho comprato un pacchetto di polvere di caffè da due lire per fare un po' di macchinette a vuoto in modo da avere del caffè decente per quei cubetti.
Qualche giorno fa, mentre svuotavo più e più volte il filtro della moka ho pensato a come poter usare quei fondi. E mi sono imbattuta come per magia in questo link che cadeva proprio a fagiolo 
http://paulaparrish.blogspot.it/2012/08/diy-cellulite-scrub.html
Capitano anche a voi queste coincidenze sul web??
Ho pensato di farlo visto che avevo tutti gli ingredienti necessari in casa. Il profumo è buonissimo, poi vi dirò anche come funziona.




E visto che dicono che nel weekend tornerà il bel tempo, ma io ci credo poco, domani farò i cubetti di caffé: hai visto mai che possa gustarmi quel latte? Magari di fronte al mare!